Sol LeWitt – Pippo Patruno
a cura di Carmelo Cipriani
Inaugurazione venerdì 12 giugno 2026 ore 19:00
Venerdì 12 giugno 2026, alle ore 19:00, presso MISIA Arte, in via Via Nicolò Putignani 153, a Bari, si svolgerà l’inaugurazione della mostra INTERSEZIONE Sol LeWitt – Pippo Patruno, a cura di Carmelo Cipriani, da un’idea condivisa da Massimo Ruiu, amico fraterno di Patruno, con il curatore.
Il titolo della mostra non riflette soltanto le ricerche dei due protagonisti, ma anche la triplice finalità dell’evento. Innanzitutto l’esposizione mette in dialogo le ricerche astratto-geometriche di Sol LeWitt e Pippo Patruno, intrecciando minimalismo, serialità e variazione. Nata dal ritrovamento di alcune maioliche geometriche di LeWitt del 1984, l’esposizione esplora il rapporto tra ordine e trasformazione, rigore e intuizione, attraverso opere che condividono una comune tensione verso la forma e la struttura.
In secondo luogo, la mostra rappresenta un omaggio a Pippo Patruno, artista pugliese venuto a mancare prematuramente nel 2023. Per questo sono presenti le opere del ciclo Solglass, realizzate dall’artista nel 2010 nello studio di Sol Lewitt a Monteluco, presso Spoleto, ispirate alle forme del collega americano e alle musiche di Philipp Glass.
Infine la mostra ambisce a ripercorrere, seppur solo idealmente, una stagione importante dell’arte a Bari, il cui fulcro è rappresentato da Marilena Bonomo e della sua galleria. Lì i due protagonisti della mostra si sono conosciuti instaurando un rapporto di amicizia e di stima reciproca, attestato anche da scambi di opere. Nel percorso espositivo il dialogo tra le opere diventa memoria condivisa, testimonianza di amicizia e scambi creativi che hanno segnato un momento importante dell’arte contemporanea pugliese.
La mostra, visitabile fino a venerdì 10 luglio, è organizzata da MISIA Arte e dall’Associazione Culturale Pippo Patruno, che tutela e valorizza il nome e la ricerca dell’artista, in collaborazione con l’Associazione Cellule Creative e con il patrocinio del Comune di Bari.
Testo di Carmelo Cipriani
La geometria come aspirazione a un ordine superiore, come chiave interpretativa del funzionamento cerebrale, come astrazione, via di fuga dal presente, ma anche piano speculativo su cui registrare sintonie, affinità, amicizie. È quest’ultimo aspetto a informare la presente mostra. All’origine dell’iniziativa è il fortuito ritrovamento sul mercato antiquario di una serie di piastrelle in terracotta smaltata realizzate da Sol Lewitt nel 1984, oggi confluite in una collezione romana. Sei raffinate maioliche dipinte con motivi geometrici di evidente matrice minimalista, provenienti dalla galleria di Ugo Ferranti in via di Tor Millina 26, a pochi passi da Piazza Navona, tra i punti di riferimento in Italia per l’arte concettuale europea e statunitense. Proprio l’anno prima la galleria aveva ospitato una duplice personale di Cy Twombly e Sol LeWitt. Per l’occasione l’artista di Hartford aveva dipinto dei wall drawings di cui le piastrelle in mostra sembrano diretta emanazione. In esse segmenti cromatici diversamente orientati modulano internamente il quadrato, rivelando l’interesse dell’autore per i sistemi logici e combinatori.
A quel tempo Sol LeWitt era già legato a Bari da una lunga frequentazione. A portarlo in Puglia era stata Marilena Bonomo, titolare dell’omonima galleria, donna energica e visionaria, che ha tentato un sovvertimento della tradizionale geografia artistica, portando a Bari alcuni dei grandi nomi dell’arte americana e non solo, da Daniel Buren a Richard Tuttle, da Jan Dibbets a David Tremlett. Di Sol Marilena diventa grande amica. Grazie a lei scopre la Puglia ma anche l’Umbria, terra di cui s’innamora al punto da acquistare casa e studio a Monteluco, presso Spoleto, località in cui anche i Bonomo avevano la loro residenza estiva.
La Galleria Bonomo a Bari, inoltre, diviene per LeWitt luogo di esperienze e amicizie. Lì conosce gli artisti pugliesi che Marilena aveva scelto e preso con sé, sostenendone e promuovendone la ricerca. Tra loro anche Pippo Patruno di cui la mostra presenta Campo di Marte del 2002, lavoro di grandi dimensioni, tra i più scenografici dell’autore, accomunato alle piastrelle di LeWitt dalla propensione astratto-geometrica, tesa, nel caso specifico, a indagare e animare la forma quadrata. Ne deriva così un dialogo – rievocato anche dal titolo “Interazione” – che è anche, anzi soprattutto, un omaggio a Pippo Patruno, prematuramente scomparso. Come l’intersezione è il punto d’incontro tra due linee, allo stesso modo la geometria è il tema su cui dialogano e si confrontano i due protagonisti della mostra. Il filrouge autentico della mostra è però l’amicizia tra Sol, Marilena e Pippo, attestata dalla scelta di Pippo di acquisire alcune piasterelle di LeWitt, alcune identiche a quelle emerse a Roma, ma realizzate appositamente per la Galleria Bonomo, di cui recano l’etichetta, e quella contestuale di LeWitt di inserire due opere del collega pugliese per la sua collezione di New York.
Già esposto nella retrospettiva allestita nella Biblioteca Rendella di Monopoli nel 2024, la prima dopo la morte, a un anno esatto da quella, Campo di Marte è oggi di proprietà di Massimo Ruiu, fraterno amico di Pippo, ideatore e promotore, con chi scrive, di questo omaggio. Il titolo, nel riferimento al dio Marte, trasforma il dipinto in campo di battaglia ma anche in superficie su cui si propaga un’energia primigenia. Esso apre la riflessione al rapporto tra serialità e variazione, tra ordine e perturbazione. La griglia regolare di elementi cruciformi è contraddetta non soltanto dal variare delle tonalità rosse sullo sfondo, ma anche da minimi sconfinamenti, leggere asimmetrie, sbavature che incrinano l’uniformità del sistema. Differenze quasi impercettibili che mettono in crisi la ripetitività del modulo, come il diverso orientamento delle linee nei quadrati di LeWitt, rivendicando la liceità dello scarto alla regola e con essa l’unicità dell’intervento umano. Lette insieme le opere in mostra attestano la variazione nell’ordine e suggeriscono come ogni sistema, per quanto rigoroso, porti con sé il germe della sua trasformazione.
Infine, per rendere più efficace l’omaggio, la mostra associa al dialogo il ciclo Solglass, realizzato da Patruno nel 2010 nello studio di LeWitt a Monteluco, dove trascorre circa un mese su invito della moglie dell’artista. A quel tempo Sol LeWitt era già scomparso ma Patruno ne coltiva il ricordo lasciandosi ispirare dalla sua arte e dalla musica di Philipp Glass. Da qui il titolo del ciclo, crasi tra i due i nomi. Torna in queste opere la dimensione dialogica, articolandosi in un’altra, inedita triangolazione creativa. Nel ciclo di Patruno, i titoli – Piccoli equilibri, Legami, Bilico – sono indicativi, suggerendo una grammatica visiva fondata sulla relazione tra elementi, più che sugli elementi stessi. Questo approccio è profondamente debitore alla lezione di LeWitt, per il quale il concept precede e determina l’opera. Lasciandosi ispirare dal ricordo, dalla musica, dal contesto, Patruno ha seguito l’idea dandole una forma rigorosa ma non fredda. Riecheggia in questo modus operandi il pensiero di Sol LeWitt, che, in una delle sue Sentences on Conceptual Art del 1969, ha scritto: «I pensieri irrazionali devono essere seguiti in modo assoluto e logico. Ragionamento contraddittorio che nella sua apparente illogicità si fa testimone di una profonda verità dell’arte, il suo essere in bilico tra disciplina e intuizione».
Informazioni tecniche
Titolo della mostra: INTERSEZIONE Sol LeWitt – Pippo Patruno
A cura di: Carmelo Cipriani
Organizzata da: MISIA Arte (Bari) e Associazione Culturale Pippo Patruno (Monopoli)
In collaborazione con: Associazione Cellule Creative
Patrocinio: Comune di Bari
Ideazione: Carmelo Cipriani e Massimo Ruiu
Progetto Grafico: Luigi Patruno
Giorni e orari di visita: tutti i giorni, dalle 17 alle 20 e su appuntamento
Per info: misiaarte@gmail.com – 339.7888357
La mostra è a ingresso gratuito.
