Franca Maranò

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Franca Maranò

Dopo varie esperienze pittoriche e scultoree, a partire dalla metà degli anni Settanta l’artista rivede i termini delle sue precedenti ricerche, spinta dall’esigenza di operare senza più legami di attinenza con i codici del già fatto e con i mezzi tradizionali della pittura. Fa quindi ricorso all’ago, al filo e alla tela, e prosegue il suo lavoro prevalentemente con questi nuovi mezzi, per il bisogno di una libertà creativa tesa a recuperare significati che apparivano perduti. Col tempo la sua produzione acquisisce una maggiore densità umana e, per un processo venuto a svilupparsi dall’interno verso l’esterno, la sua opera diventa indossabile e assume, con la realizzazione dell’“abito mentale”, uno specifico segno di identità comportamentale. Oltre a queste ricerche Franca Maranò s’interessa alla scultura e alla ceramica, eseguendo lavori – anche di vaste dimensioni – per conto di istituzioni ed enti pubblici e per collezionisti privati. Nel 1970 l’artista è tra i fondatori del Centrosei, prima galleria d’arte d’avanguardia a Bari, che diventa il trampolino di lancio per tutte le sue successive produzioni fino al 1991, anno di chiusura della galleria. È protagonista di numerose mostre personali a Roma, Milano, Torino, Pescara, Trieste, Napoli, Lecce. Numerose sono anche le partecipazio-ni a collettive regionali, nazionali e internazionali tra cui: WIAC di Londra (1965), Mostra Internazionale della Ceramica d’Arte di Faenza (1965-66), Arte 70 in Puglia (Torino, 1970), Appunti sulla Puglia a Milano (1980), K 18 – Stoffwechsel a Kassel (1982), Testi Tessili (Roma-Milano, 1983). Ha inoltre partecipato, con il Centrosei, a diverse edizioni dell’Expo Arte di Bari, dell’Arte Fiera di Bologna e di Art Basel. Muore a Bari nel 2015. Nel 2017, la galleria MISIA ARTE ospita la prima retrospettiva dedicata all'artista dal titolo "Franca Maranò: la magia delle mani. Linee - punti - abiti/corpo", con una selezione di opere prodotte tra gli anni Sessanta e Settanta.