| Marchio | —— |
|---|---|
| Periodo di Produzione | 1970-1980 |
| Paese | Italia |
| Condizioni | Patina originale dovuta all’età e all’utilizzo |
| Stato dell'articolo | Questo pezzo vintage è in condizioni quasi originali, può presentare leggera usura. |
| Dimensioni (CM) L X P X A | L 74 H 64 |
| Range di peso | < 20 kg |
David Tremlett – 2003
In quest’opera del 2003, David Tremlett condensa la sua intera poetica basata sulla relazione inscindibile tra geometria, colore e spazio. Sebbene realizzata su carta, la composizione riflette la mentalità di un artista che si definisce “scultore”, abituato a intervenire sulle superfici architettoniche di tutto il mondo. Il foglio non è qui un semplice supporto, ma un perimetro spaziale da organizzare attraverso una struttura di linee sottili a grafite, che sezionano la superficie in una serie di poligoni irregolari, trapezi e triangoli. Questa griglia, simile a una planimetria astratta o a una mappa concettuale, conferisce all’opera un rigore quasi ingegneristico, evocando un senso di ordine e solidità.
A contrastare la severità delle linee interviene l’elemento cromatico: una costellazione di “dots” (cerchi) di colore che sembrano fluttuare sopra o dentro la struttura geometrica. La tecnica utilizzata, tipica dell’artista, prevede l’uso di pigmento puro steso spesso con le dita o con il palmo della mano; questo conferisce ai punti una consistenza morbida, quasi “fuori fuoco”, che contrasta nettamente con la nitidezza del segno a matita. La palette, che spazia dalle terre d’ombra al bordeaux, fino a tocchi di azzurro e ocra, crea un ritmo visivo sincopato: l’occhio dell’osservatore non riposa su un unico punto focale, ma è invitato a percorrere il foglio seguendo le vibrazioni luminose dei pigmenti.
Il fascino profondo di questo lavoro risiede proprio nella tensione tra opposti: il rigore della costruzione razionale e l’effimero della macchia di colore. L’opera diventa così una riflessione sul viaggio e sulla memoria dello spazio, temi centrali nella produzione di Tremlett. Ogni cerchio può essere letto come un luogo visitato o un’emozione fissata in una coordinata precisa, trasformando l’astrazione geometrica in un’esperienza profondamente umana e tattile. In definitiva, Tremlett non si limita a disegnare, ma “costruisce” un’immagine dove il colore diventa materia e il vuoto del foglio acquista la dignità di un volume architettonico.





