| Designer | Ico Parisi |
|---|---|
| Marchio | —— |
| Periodo di Produzione | 1950-1960 |
| Paese | Italia |
| Stile | Mid Century, Vintage |
| Materiale | Legno lavorato, Velluto |
| Condizioni | Patina originale dovuta all’età e all’utilizzo |
| Stato dell'articolo | stato di conservazione molto buono, nessun problema rilevante |
| Misure L x P x H (HS) | L 70 P 70 H 85 HS 39 |
| Range di peso | < 20 kg |
Set of three armchairs Ico Parisi 1950s
€4.500,00
Set of three armchairs worked wood frame covered with original velvet of the time attributable to Ico Parisi late 1950s.
Additional measurements: seat depth 50 cm – back height 57 cm
Domenico (Ico) Parisi was born on September 23, 1916, in Palermo, to Sicilian parents then living in Piedmont. In 1925 the Parisi family moved to Como, where Ico graduated as a building surveyor in 1936.
Ico Parisi is to be considered, along with Ponti, Mollino, and De Carli, as one of the major architects of the change of style in Italian furniture in the immediate postwar period.
His beginnings are striking: in 1947 he furnishes the Libreria dello Stato in Milan with unconventional solutions.
A few months later he was invited by Fede Cheti to participate in the exhibition Lo stile nell’arredamento moderno, where he presented a series of small pieces of furniture that were much admired, some of which were reproposed in 1948 in the 34th Salon des Artistes Décorateurs in Paris.
A proponent of a free style, where aerodynamic inventions and daring constructive solutions, often of organic inspiration, are realized thanks to the technical-constructive skills of artisans from Cantur (such as Brugnoli, Colombo, Rizzi) who guaranteed him excellent results, Parisi ranged in design from complex furniture to small furnishing accessories, united by an inexhaustible creative vein. In 1951 he was invited, together with architects Angeli and Saibene, to the 9th edition of the Milan Triennale. Here Parisi’s eclecticism is expressed in all its declinations so much so that the furnishings presented are defined by Gio Ponti in Domus as “turbulent, ‘not left alone’ by the imagination.”
It is the beginning of a multifaceted design activity that leads him to design a series of furniture for the American firms Singer&Sons and Altamira. And it is also the beginning of new collaborations that would materialize with the newly formed Brianza furniture industry, particularly with the firms Angelo De Baggis of Cantù, Bonacina of Lurago d’Erba, and especially Figli di Amedeo Cassina of Meda. With Cesare Cassina Parisi established a relationship of total collaboration: not only would he be one of the leading designers for paradigmatic furnishings (the famous 813 armchair is an example), but he would be entrusted with the design of the Meda and Rome showrooms in addition to curating the company catalog.
Set di tre poltrone struttura in legno lavorato rivestite velluto originale dell’epoca attribuibili a Ico Parisi fine anni 50.
Misure addizionali: profondità seduta 50 cm – altezza schienale 57 cm
Domenico (Ico) Parisi nasce il 23 settembre 1916 a Palermo, da genitori siciliani, allora residenti in Piemonte. Nel 1925 la famiglia Parisi si trasferisce a Como dove Ico si diploma perito edile nel 1936. Terminati gli studi, Parisi svolge un periodo di apprendistato presso lo studio Terragni.Ico Parisi è da considerarsi, insieme a Ponti, Mollino e De Carli, come uno dei maggiori artefici del cambiamento di stile nell’arredo italiano dell’immediato dopoguerra.
Gli esordi sono eclatanti: nel 1947 arreda con soluzioni non convenzionali la Libreria dello Stato a Milano.
Di lì a qualche mese è invitato da Fede Cheti a partecipare alla mostra Lo stile nell’arredamento moderno dove presenta una serie di piccoli mobili molto ammirati, alcuni riproposti nel 1948 nel 34e Salon des Artistes Décorateurs di Parigi.
Fautore di uno stile libero, dove invenzioni aerodinamiche e soluzioni costruttive ardite, spesso di ispirazione organica, sono realizzate grazie all’abilità tecnico-costruttiva di artigiani canturini (quali Brugnoli, Colombo, Rizzi) che gli garantiscono risultati d’eccellenza, Parisi spazia nella progettazione da mobili complessi a piccoli complementi d’arredo, accomunati da una inesauribile vena creativa. Nel 1951 è invitato, insieme agli architetti Angeli e Saibene, alla IX edizione della Triennale di Milano. Qui l’eclettismo di Parisi si esprime in tutte le sue declinazioni tanto che gli arredi presentati vengono definiti da Gio Ponti in Domus come “turbolenti, ‘non lasciati in pace’ dalla fantasia”.
E’ l’inizio di una poliedrica attività progettuale che lo porta a disegnare una serie di mobili per le ditte americane Singer&Sons e Altamira. Ed è anche l’inizio di nuove collaborazioni che si concretizzeranno con la neonata industria mobiliera brianzola, in particolare con le ditte Angelo De Baggis di Cantù, la Bonacina di Lurago d’Erba, e soprattutto con la Figli di Amedeo Cassina di Meda. Con Cesare Cassina Parisi instaura un rapporto di totale collaborazione: non solo sarà uno dei designer di punta per arredi paradigmatici (ne è esempio la famosa poltrona 813) ma gli verranno affidate la progettazione degli showroom di Meda e di Roma oltre alla curatela del catalogo aziendale.
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